A Genova una passeggiata dalla doppia personalità. Da un tratto urbano dell’acquedotto storico alle selvagge Terre Rosse. E, a metà percorso, la bellissima pieve di San Siro di Struppa.

Sul grandioso Ponte-canale sul Rio Torbido

Stavolta sono io a proporre. L’idea è di abbinare a una passeggiata stranota come l’acquedotto una meta semi-sconosciuta. Calanchi di terra rossa a Genova? mi guardano strano…

Partenza da via Rio Torbido

Lasciamo l’auto quasi in fondo a via Rio Torbido.

Spicca davanti a noi il Ponte-canale dell’acquedotto storico su cui saliremo tra poco. Grandioso, 7 doppie arcate, 35 metri di altezza!

M’intrufolo oltre la sbarra della società medicale che ha sede in loco, per una foto ravvicinata. Notevole la fornace ottocentesca, in pietra a vista, restaurata dall’azienda! La rivedremo poi dall’alto del ponte.

Prendiamo quindi Salita Massiglione che da via Rio Torbido sale sulla collina. Cinque minuti e siamo in via Giovanni Aicardi, su un antico acciottolato!

Via Giovanni Aicardi

La via è dedicata proprio all’ingegnere che nel ‘600 progettò il Ponte-canale sul Rio Torbido.

Qualche passo e incontriamo l’acquedotto che sbuca dalla galleria di Gambonia, ricoperto da lastre di pietra di Luserna, di un elegante grigio argento (furono poste nel 1900 su tutto l’acquedotto).

Poco dopo, costeggiamo un tratto di canale in rilievo con strane edicole votive, in realtà bocche di filtri (nell’Ottocento l’acqua era controllata costantemente da 12 Custodi di Campagna).

Il Ponte-canale sul Rio Torbido

Ed ecco il ponte!

Da qui sembra ancora più imponente, con i suoi 100 metri di lunghezza.

Sulla facciata del più basso dei due antichi mulini che lo precedono, una targa di marmo del 1824 ricorda la concessione di due fontane al comune di Struppa. A titolo di risarcimento per l’acqua sottratta alle coltivazioni con la costruzione della presa del Rio Torbido.

Curiosità: ecco perché in genovese fruttivendolo si dice besagnino. La Val Bisagno un tempo era un trionfo di coltivazioni da ortofrutta!

Vorremmo risalire la valle a destra dei mulini per esplorare la derivazione, ma il sentiero è malandato.

È pieno di buchi, non ci vado più neanch’io, ci racconta un gentile abitante del posto, mentre decora l’albero sul terrazzo vista valle. Pensare che una volta ci andavo spesso a fare i bagni!

Verso San Siro di Struppa

Percorriamo il ponte che piega leggermente a sinistra seguendo l’andamento della vallata.

Proseguiamo tra fasce abbandonate e coltivazioni. La Chiesa di San Siro di Struppa è una sagoma costante sulla collina davanti a noi.

Superiamo il Ponte-canale sul Rio Piaggetto.

Dopo un’ultima occhiata al ponte sul Rio Torbido da un lato e a un orto (con proprietario cortesemente in posa al centro) dall’altro, prendiamo a destra una stradina scalinata che sale.

È salita Ca Bianca. Ci porta proprio a valle della pieve di San Siro.

San Siro di Struppa

San Siro di Struppa è una chiesa romanica in arenaria, dall’atmosfera molto suggestiva.

All’interno, notiamo un polittico del ‘500 con San Siro che infilza il basilisco (ma non lo aveva solo ricacciato in mare?).

E sull’altare maggiore un paliotto di marmo, già architrave di un palazzo nobiliare (l’arte genovese del riciclo!).

Curiosità: un tempo, in un loculo dell’altare (in un prezioso reliquiario d’argento) era conservato un braccio di San Siro. Nel 1979 la reliquia fu trafugata. Quella attuale, dono del Cardinale Siri, proviene dalla Cattedrale di San Lorenzo.

Nella ex corte medievale

Partendo dal sagrato percorriamo per una decina di minuti l’asfaltata via Chiesa di San Siro di Struppa.

Tralasciamo la salita alla Costa di Sestri e prendiamo a destra Via Campo Denego, tra muri di pietra di antiche case coloniche.

Sbuchiamo in uno spiazzo e, attraversato il cancello sulla destra, seguiamo la strada che ci porta alle spalle di una villa (sbircio la facciata dal cancello in cima all’antica scala).

È Palazzo Fieschi, modificato nell’’800.

Curiosità: un tempo questi luoghi erano una corte medievale, antichi possedimenti vescovili passati poi ai Fieschi. La grande tenuta comprendeva boschi e pascoli a monte, e scendeva fino al Bisagno con vigneti, frutteti ed uliveti.

Un cartello nei pressi ci indica il sentiero AQ2 per Terre Rosse.

Salita alle Terre Rosse

C’infiliamo tra una vecchia casa e il fienile e saliamo in un ambiente quasi selvaggio, tra boscaglia e fasce abbandonate.

La segnaletica però è smagliante. Dev’essere recente, così come l’area pic nic La Vecchia Osteria che compare, dopo un quarto d’ora di salita, dirimpetto a un rudere.

Curiosità: un cartello affisso sul rudere racconta che l’antica osteria è rimasta coraggiosamente aperta fino agli anni ’60, quando nella zona non abitava più nessuno e gli unici avventori erano i rari frequentatori dei boschi.

L’area pic nic per ora è minimal: un tavolo a due panche e un tavolino… chissà, forse per la prossima primavera…

Il luogo è anche un crocevia di sentieri. A destra si sale alla Croce di San Siro e si prosegue per Creto, a sinistra il sentiero porta alle Terre Rosse e Castelluzzo.

Le Terre Rosse

Lo prendiamo e, dopo pochi minuti di salita, ci ritroviamo davanti ai mini calanchi delle Terre Rosse.

Sono veramente rosse! esclama Riccardo mentre scatta foto che verranno tutte rosa. Che ci fanno qui?

Non lo so (voglio un geologo!), ma si tratta dell’argilla rossa di Montoggio, la stessa che abbiamo trovato sul sentiero che sale all’Alpesisa (vedi).

Dalle Terre Rosse a Castelluzzo

Dopo, decidiamo di raggiungere anche Castelluzzo. La salita è ripida, ma il Cai ha provveduto a mettere dei praticissimi corrimano di legno.

In pochi minuti arriviamo al rudere di una torre millenaria.

Vista originale, purtroppo offuscata, della Val Bisagno.

Bel giretto, molto vario, commenta il mio compagno di gita seduto sul muretto, ora ci aspetta tutto il resto dell’acquedotto!

Più di 20 km di percorso… Beh, magari a tappe?

NOTA

Se si vuole evitare la scalinata Massiglione, si può partire da via Giovanni Trossarelli, presso il civico 17c, immettendosi nella stradina a sinistra, tra gli alberi (in blu nella cartina). In un quarto d’ora si raggiunge via Aicardi.

….

Passeggiata facile, può diventare la metà partendo da San Siro.

Vai all’inizio passeggiata (google street view)

Coordinate: 44.454083,9.0086949 (44°27’14.7″N 9°00’31.3″E)

Cartina

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Tappa fuori gita: il Ponte-sifone sul Veilino

In realtà una puntata ad un altro tratto di acquedotto l’avevamo fatta: il Ponte-sifone sul torrente Veilino, aperto solo il secondo sabato del mese. Un’esperienza particolare: 450 scalini tra salita e discesa, nello scenario del Cimitero Monumentale di Staglieno. Il ponte è raggiungibile in 20 minuti dalla Chiesa del SS Sacramento in via delle Ginestre, 51.


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