Punta Baffe: una passeggiata nella macchia mediterranea, panoramica, facile e appagante. Con frequenti aree di sosta nascoste, per godersi incantevoli scorci sul blu.

Torniamo a Punta Baffe? propongo domenica.

Sì, se ci evitiamo la salita da Riva, mi rispondono in coro (è ancora caldo in riviera).

Così, scegliamo la strada da Casaggiori, che ha solo leggeri saliscendi.

Partenza da Casaggiori

Lasciamo l’auto presso l’agriturismo di Villa Casaggiori e, seguendo i cartelli,  prendiamo la carrareccia in piano che sfiora a destra una vigna (ma si può posteggiare anche in uno slargo più avanti).

La strada segue a mezza costa il Monte Moneglia puntando il mare con ampie curve. La vista è subito amplissima: Riva, Punta Manara, Sestri Levante, il monte di Portofino…

Non c’è quasi più traccia dell’incendio di anni fa. Il corbezzolo la fa da padrone e sfoggia i piccoli frutti giallo-rossi su cespugli e alberelli.

Dopo venti minuti, arriviamo a uno spiazzetto con pannello dedicato ai bikers.

Verso Colle del Lago

Qui la strada si trasforma in sentiero.

Dopo altri dieci minuti, incontriamo un belvedere con tavolo (e anche una sedia sul ciglio, per i più schivi).

La vista si apre ulteriormente. Spicca come un’astronave bianca lo stabilimento dell’Arinox (mica male come location lavorativa…).

Subito dopo, superiamo la deviazione a sinistra per Monte Moneglia e scendiamo a Colle del Lago, un’area di sosta che è anche un crocevia (qui arrivano i sentieri da Moneglia e da Riva).

Ci fermiamo per uno spuntino sotto i lecci nodosi. Scopriremo poi anche altre aree di sosta, lungo il percorso, e sarà un continuo stop & go!

Seguiamo l’indicazione Costa di Punta Baffe.

La Costa di Punta Baffe

Comincia la parte più entusiasmante della passeggiata.

Il bel sentiero sabbioso, così raro in Liguria, s’infila in una scenografica corte di pini e corbezzoli.

Siamo sulla cresta del costone di Punta Baffe che strapiomba ai due lati. A sinistra si stende la selvaggia Val Grande con lo sfondo dei promontori grigi a picco sul mare. A destra, oltre Valle Lago, Punta Manara emerge dall’acqua come un enorme coccodrillo.

Dopo neanche dieci minuti da Colle del Lago, scopriamo un’area con tavoli nuovi (nascosta sulla collinetta dietro un pannello sulla fauna).

Gli scorci sul mare sono molteplici. Ci fermiamo. Mentre i miei compagni di viaggio cuociono al sole sulle panche, io pedìno una libellula rosso fuoco che si aggira tra i cespugli.

Nota dolente: leggo su un cartello nei pressi: “caccia tradizionale al colombaccio con volantini”. Premesso che scoprirò poi che i volantini non sono depliant promozionali ma piccioni, davvero in autunno quest’oasi di silenzio sarà percorsa dagli spari dei cacciatori?

La Torre di Punta Baffe

Dopo, continuiamo fino a una leggera discesa che ci porta al “turiun”.

Davanti all’antico torrione ben restaurato, s’inchina un ginepro maxi. E un nuovo tavolo rende la torre meno solitaria e meno tenebrosa.

Angelo tenta di arrampicarsi sulla scaletta di ferro esterna che porta alla sommità, ma un filo spinato lo convince a lasciar perdere.

Si accontenta così di sbirciare all’interno della torre, dove una scaletta di legno porta al primo piano. Troviamo qualche avanzo e bottiglie vuote… d’acqua! Decisamente non sono più i bivacchi di una volta…

Curiosità:  la torre di Punta Baffe, eretta dalla Repubblica di Genova, è sempre stata usata per avvistamento e segnalazione. Il sistema di segnalazione consisteva nel bruciare fascine di erica secca, inumidite di giorno e cosparse d’olio di notte, per avvertire i concittadini dell’arrivo dei vascelli saraceni.

Più recentemente, nell’ultima guerra, la direzione dei cantieri navali di Riva impiegava presso la torre un paio di lavoratori. Questi, in caso di incursione aerea, issavano su un’asta metallica un grosso bidone di benzina vuoto verniciato di bianco, battezzato dalla gente “pallone”. Così, quando nelle officine si propagava il grido “ù balùn! ù balùn!”, era tutta una fuga a ripararsi nelle gallerie ex ferroviare per Moneglia!

Oltre la Torre di Punta Baffe

Oltre, scopriamo ancora un belvedere con asta metallica e tavoli strategici, vista mare e vista torre.

In un punto, le rocce scoscese sulle acque turchesi fanno quasi concorrenza al salto della lepre!

Uffa. Luciana m’impedisce di fare foto dal ciglio. E strilla come un’aquila: ehi, resta viva, dobbiamo fare ancora un sacco di passeggiate!

NOTA

Da Casaggiori è anche possibile inerpicarsi a sinistra in 20 minuti alla chiesetta di San Rocco, con bei panorami sulla costa e verso l’entroterra di Casarza Ligure. Purtroppo la chiesetta è trascurata e il sentiero mal tenuto.

Dalla chiesetta si può proseguire fino alla cima del Monte Moneglia (panorama impedito dalla vegetazione) e ridiscendere su un erto sentiero scavato dalle acque. Secondo noi, non vale la pena.

….

Passeggiata facile, lievi saliscendi, scarpe da trekking

Vai all’inizio passeggiata (google maps)

Coordinate GPS: 44.2600516,9.4531074

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