Facile e di grande pregio naturalistico, l’anello Dolcedo – Lecchiore – Bellissimi è tutto immerso nel verde-argento degli ulivi. Tocca tre paesi, cinque chiese e, volendo, comprende anche una tappa a piccoli laghetti nel bosco.

Discesa da Bellissimi a Dolcedo tra gli ulivi

Discesa tra gli ulivi di Dolcedo

Partenza da Dolcedo

È domenica! C’è un allegro mercatino colorato quando ci apprestiamo a partire dalla piazzetta Doria, nella bella Dolcedo. Passiamo sotto il voltino del Comune con lo stemma del paese e ci ritroviamo sul sagrato di ciottoli bianchi e neri della chiesa di San Tommaso.

Prendiamo le scale e, girando a destra, sbuchiamo sul lungo fiume. Procediamo sulla comoda strada lastricata, lasciando a destra il ponticello di pietra che, scavalcato il Prino, porta all’abitato di Ripalta. Notiamo, affacciati sull’acqua, i resti di antichi mulini.

Proseguiamo dritti seguendo la segnaletica bianca e rossa. La strada diventa asfaltata e in salita. Ci consoliamo con la vista su Ripalta, abbarbicata sulla collina, col suo antico campanile e le alte case con i loggiati.

Curiosità: Gli ampi loggiati ai piani superiori (altane) che caratterizzano molti antichi edifici di Dolcedo e dintorni, servivano un tempo per l’essiccazione della frutta e dei funghi. Sono poi divenuti strumento di distinzione (pilastrini, capitelli, archi, stucchi) delle famiglie più abbienti.

Salita a Lecchiore

Dopo una decina di minuti, trascuriamo a sinistra la strada asfaltata che porta al quartiere Boeri e avanziamo sul sentiero tra gli ulivi (indicazione Lécchiore).

Sfioriamo una cappella bianca abbandonata, dalla volta decorata, e procediamo sul sentiero. Tagliamo un tornante cementato piegando a destra. Incontriamo poco dopo una prima edicola; alla seconda, in coincidenza con un altro tornante, prendiamo la salita a sinistra.

Siamo circondati da fasce di ulivi dagli antichi muretti a secco.

Superata una casa gialla, a tre quarti d’ora dalla partenza, ecco comparire il campanile di Lecchiore. Saliamo a sinistra, fiancheggiando una rete, e ci ritroviamo sul retro della parrocchiale. Attraversiamo il centro del paese, passando sotto una volta di pietre, e, tra antiche case rimesse a nuovo, arriviamo in via Acquasanta (fontanella).

Qui seguiamo l’asfaltata, che si snoda in un tripudio di ulivi, fino ad una scaletta di pietra in discesa sulla destra (paletto con indicazione Valloria). Ci porterà al Santuario barocco di Nostra Signora dell’Acquasanta.

Il Santuario dell’Acquasanta

Il Santuario è in una posizione particolare: una gola ombrosa dove il torrente Prino scende in cascatelle tra le rocce. Il portone celeste è sbarrato ma s’intravede all’interno, sull’altare, una madonnina tutta agghindata e stucchi colorati alle pareti.

Curiosità: secondo una delle leggende, il santuario è nato nel XVIII secolo per la devozione di alcuni soldati che, scampato un pericolo, posero qui una statua in marmo bianco della Madonna. Subito dal terreno cominciò a sgorgare acqua, rivelatasi poi miracolosa. Motivo per cui fu edificato il santuario di Nostra Signora dell’Acquasanta.

La statua c’è ancora, in un’edicola accanto al pronao, protetta da una grata in ferro battuto.

I laghetti di Lecchiore

Mentre Luciana si riposa ai tavoli di fronte al santuario, all’ombra di un gigantesco ippocastano, noi facciamo una deviazione di una mezzora (tra andata e ritorno).

Risaliti sull’asfaltata nel punto dove terminano le case (incontriamo qui una simpatica signora che rimpinza di crocchette tre gatti affamati) imbocchiamo una stradina che si addentra nel bosco e in dieci minuti ci porta ai laghetti di Lecchiore: una serie di graziose pozze verdi nascoste tra gli alberi.

Recuperata Luciana, torniamo tramite l’asfaltata a Lecchiore, ma, giunti all’altezza della fontanella, procediamo a destra in leggera salita attraversando la parte alta del paese. Dopo un’alta casa con loggiato, prendiamo la cementata a destra che rasenta ancora qualche casetta e poi diventa un bel sentiero tra gli ulivi.

Bellissimi

Dopo dieci minuti, in contemporanea con i primi rintocchi di mezzogiorno, scorgiamo nel verde la chiesetta di Bellissimi. Davanti, una terrazza panoramica con panchine dà sulla vallata grigioverde. Ci sporgiamo e in un colpo d’occhio vediamo tre dei tanti murales che decorano il paese. Soggetto privilegiato: i “balui”!

Curiosità: Bellissimi è il paese dei balui, cioè dei palloni, coloratissime mongolfiere di carta che vengono lanciate in aria in una grande festa che si tiene ogni prima domenica di settembre. V. amicidibellissimi

Ritorno a Dolcedo

Dalla terrazza scendiamo sulla via Bellissima (si chiama così!), lato sinistro, e prendiamo via Umberto I. Arrivati ad un bivio con cancellata notiamo a destra l’indicazione Dolcedo: è la discesa canonica.
Noi però preferiamo scendere a sinistra per goderci appieno le magnifiche fasce di ulivi. Un percorso molto suggestivo (al tramonto dev’essere magnifico!). E poetico…

Curiosità: una citazione di Giovanni Boine, che aveva un nonno a Bellissimi, rende l’idea: “Non ci hanno lasciato palazzi i nostri padri… hanno costruito dei muri, dei muri a secco come templi ciclopici, dei muri ferrigni a migliaia, dal mare fin in su alla montagna.” 

Seguiamo poi una traccia a destra nei prati dove gli ulivi si diradano.

Arrivati a un gruppo di case (borgata Boeri) riconoscibili dalla presenza di due leoni di pietra ai lati di un cancello, prendiamo a destra. Siamo sull’asfaltata ora.

Giriamo a sinistra in discesa (indicazione Dolcedo) e, in capo a pochi minuti, ci re-immettiamo sul lungo fiume da cui siamo partiti.

Ecco di nuovo, oltre il ponte, Ripalta: ora è tardi per visitarla ma sono sicura che, dopo pranzo, non ci sfuggirà nemmeno un loggiato…

NOTA

Dal santuario dell’Acquasanta si può raggiungere in un’oretta Valloria, il paese dalle porte dipinte!

…..

Passeggiata facile, non faticosa; scarpe da trekking leggero

Vai all’inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate GPS: 43.9069854,7.9514115

Segnavia: strisce bianca e rossa

Vai alla mappa

Dove abbiamo pranzato

Casa della Rocca
Via Ripalta, 3
Dolcedo IM

Antipasti
Tartare di tonno, stracciatella di bufala e scorze d’arancia per 3
Carpaccio di manzo marinato con insalatina di carciofi nostrani
Crema di zucca mantovana, tuorlo d’uovo disidratato e spuma di parmigiano per 4

Primi
Ravioloni di seppia con ristretto di coniglio profumato al timo per 4

Secondi
Morone in tempura, bisque di crostacei agrodolce e maionese di piselli al wasabi per 3
Fagotto di verza su crema di fontina e granella di pistacchi tostati

Dolci
sacher per 2
cheesecake per 2

1 bottiglia di Pigato
Totale: 160 Euro

Cibo ottimo, locale con carattere. Cambia menù ogni 3 settimane.

Suggestioni


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