Un percorso unico, in un palmeto storico, lungo la traccia del Beodo, l’antico acquedotto di Bordighera. Nella luce brillante che conquistò Monet.

Palme lungo il sentiero del Beodo di Bordighera

Palme lungo il sentiero del Beodo di Bordighera

Partenza da Bordighera alta

È una splendente giornata di ottobre, mentre saliamo alla città vecchia di Bordighera.

Partiamo dalla piazzetta della chiesa parrocchiale (per la precisione dal bar “Delizie in piazza” dove ci siamo rimpinzati di biscotti!). Prendiamo via Mariani, poi via della Madonnetta e, lasciando a sinistra la strada per la Fondazione Mariani, svoltiamo a destra per via del Beodo.

Proseguiamo in piano (indicazione Vallone del Sasso) fino al buio sottopasso a Via dei colli.

È la metaforica porta d’ingresso per il sentiero del Beodo.

Il sentiero del Beodo

Curiosità: il Beodo era il canale dell’antico acquedotto costruito nel ‘400 dai primi abitanti di Bordighera per portare acqua alle fontane, ai lavatoi, ai frantoi, agli orti.

Non rimane molto dell’acquedotto, oggi in pratica tutto cementato… Ci consoliamo ammirando un enorme cactus, affacciato sulla marina di Arziglia (da un cartello scopriamo che ha la stessa età di Riccardo!).

Procediamo in piano, a mezza costa, lungo muri e muretti a secco. Fiori, gatti, piante grasse, scorci di mare e soprattutto palme. Guarda, ci sono i datteri! esclama Angelo, sorpreso, davanti ad una palma carica di frutti dorati.

Curiosità: secondo la tradizione, fu l’eremita Sant’Ampelio a portare dall’Egitto, nel V secolo, i semi della prima palma. Che attecchirono grazie al particolare clima caldo e secco di questi luoghi. Quello di Bordighera è il palmeto di dattilifere spontanee più a nord del mondo. Nel tempo, si sono aggiunte palme senza datteri, colpite purtroppo recentemente dal punteruolo rosso.

L’auriva di San Giuseppe

La marina è ormai alle nostre spalle quando notiamo un ulivo enorme ergersi sopra il muretto a sinistra. È l’auriva de San Giuseppe, detta così perché i ricavi della vendita delle sue olive servivano a manutenere un altare dedicato a San Giuseppe.

Qualche scalino di pietra e raggiungiamo il “monumento”. Consta di due grossi ceppi e pare abbia ben 500 anni! Sulla panchina sotto le sue fronde, ci sentiamo proprio minuscoli!

La Valle del Rio Sasso

Riprendiamo il cammino risalendo il vallone del rio Sasso, tra mimose, ginestre, fasce di ulivi, orti e terre incolte. E ancora qualche palma qui e là. Quasi ininterrotto, il muro a secco alla nostra sinistra ci accompagnerà fino in fondo.

Curiosità: “ci vorrebbe una tavolozza di gemme e diamanti” scriveva in una lettera Monet, rapito dalla luce e dai colori di Bordighera. Delle 38 tele che dipingerà, alcune saranno ambientate qui. Ad esempio La valle di Sasso. Effetto blu.

Beh, il paesaggio non è esattamente quello di centotrentacinque anni fa! Soprattutto quando, a mezzora dalla partenza, ci si para davanti il ponte dell’autostrada in tutta la sua “bellezza”…

Guadato il rio Sasso, nel profumo fortissimo di un paio di grossi eucalipti, oltrepassiamo il viadotto e arriviamo a un ponticello.

Nel bosco

Qui, anziché salire al borgo di Sasso tramite l’asfaltata a sinistra, scegliamo di addentrarci nel fitto bosco (hanno ripulito il sentiero di recente!). Un tunnel di canne ci introduce nella parte più selvaggia del vallone, dove il rio Sasso scende nascosto nel verde in pozze e cascatelle, sfiorando i ruderi di antichi mulini.

Il borgo di Sasso

In un quarto d’ora, arriviamo sotto il borgo di Sasso. Sbuchiamo sull’asfaltata e prendiamo subito il sentiero a destra. Dieci minuti di salita e, tra giardini e ulivi centenari, spunta in alto il campanile.

Dopo un pranzo veloce, attraversiamo il grazioso minuscolo borgo e ci godiamo la terrazza panoramica del paese: un piastrellato con palme, ai piedi di un agglomerato stretto di case di pietra.

Poi, a valle della terrazza, imbocchiamo via delle Penne Nere e proseguiamo in leggera discesa (sfiorando un parchetto giochi per bimbi). In pochi minuti siamo sul ponte sopra l’autostrada. Appena superato, giriamo nella ripida discesa a sinistra, che ci riporta velocemente sul sentiero del Beodo (volendo, si può continuare e tornare al punto di partenza tramite asfaltata e scalinate, ma non è un percorso entusiasmante).

Ritorno dal Beodo. La chiesa di Santa Maria Maddalena

Eccoci di nuovo alla piazza della chiesa. Qui, il fortunato incontro con l’attivissimo parroco di Bordighera alta, ci permette una visita degna del FAI. Nell’oratorio e nella chiesa parrocchiale scopriamo tesori a noi sconosciuti…

Come il gruppo in marmo sull’altare maggiore: “Maria Maddalena in gloria”, opera della bottega dei Parodi, attribuito a Francesco Biggi (su disegno di Domenico Parodi), creatore anche della “Lupa con Romolo e Remo” di Palazzo Reale a Genova.

Una rara Maddalena orante (e non penitente, anche se invero indossa una veste-cilicio…) dice Don Luca. Da apprezzare a tutto tondo! La boccetta con l’unguento prezioso, i lunghi capelli e altri particolari si scoprono in effetti soltanto girandole attorno

Nel silenzio della chiesa, illuminata solo per noi.

Grazie Don Luca!

…..

Passeggiata facile; salita (evitabile) solo nell’ultimo tratto; scarpe da trekking leggero

Vai all’inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate: 43.7808244,7.6736001

Cartina – cartina primo tratto –  cartina ultimo tratto

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Dove abbiamo pranzato

Carpe diem Daü Triu –
Via Generale Vincenzo Rossi 127
Sasso di Bordighera

Cima per 2
Ravioli burro e salvia per 2
2 fette di torta mele e nocciole
mezza caraffa di vino della casa
4 caffè
Totale: 54 Euro

Tutto abbastanza buono (tranne il vino). Terrazza panoramica, ambiente molto semplice. Cuoca simpatica.


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