Palmaria. Un’intrigante mistura di natura selvaggia e interventi umani. Falesie bianche mangiate dalle cave, antichi presidi militari invasi dalla macchia, grotte marine, anfratti, sfiatatoi, ripari. E panorami spettacolari, nell’isola Patrimonio Unesco!

La misteriosa isola di Tino vista dalla punta sud dell'isola di Palmaria

Guardando la misteriosa isola di Tino dalla cava della punta sud della Palmaria

Partenza in battello per Palmaria

Che bella, Portovenere! esclamo mentre ci dirigiamo verso il battello.

E tra poco la vedremo anche meglio, dal “sasso piatto”, anticipa Angelo che è l’unico tra noi ad essere già stato alla Palmaria.

Dal molo di Calata Doria, prendiamo un battello dal buffo nome: “Macaia”.  In realtà il cielo è terso. E il mare tutto un luccichio! Spiccano in controluce le sagome nere delle boe delle famose coltivazioni di mitili.

Lungomare a nord

Attraversiamo le Bocche, il braccio di mare che separa Portovenere dalla Palmaria. Dopo pochi minuti attracchiamo al molo di Punta Secca. Prendiamo a destra, seguendo il cartello “giro isola (T. 2 ore)”.

Il largo sentiero sfiora le spiaggette di sassi. Qualche bagnante è a mollo nell’acqua trasparente. Sull’altra sponda, la striscia di casette colorate distese ai piedi del Muzzerone termina con il promontorio. E l’incantevole Chiesa di San Pietro.

Curiosità: del fascino di San Pietro deve essere convinta anche TIM, visto che l’ha usata come location di un suo patinatissimo spot! (vedi spot)

Salita alla vetta dell’isola Palmaria

Dopo dieci minuti, arriviamo alla punta rocciosa, proprio di fronte alla chiesa. Seguendo il cartello “giro isola, Pozzale, vetta” (con un testo sul sentiero che spaventerebbe Messner) cominciamo a salire nella macchia.

Due curve e troviamo il famoso “sasso piatto”. In realtà, una piattaforma di cemento che offre un panorama spettacolare sulla chiesa, il castello, e la sequenza di promontori fino a Punta Mesco.

E ora lasciamo la civiltà!

Scarpiniamo sul sentiero ripido, tra pini marittimi e lecci… in attesa della monorotaia promessa dalla Regione (v. mentelocalespezia), precisa Riccardo.

Intuiamo le scogliere a picco sotto di noi. Ci precede un gruppo di francesi che fotografa una capretta dopo l’altra, in punti scoscesi inarrivabili.

Ah, natura selvaggia e solitaria: solo noi, i francesi e le caprette! Pare che si possano adottare, purché non se ne faccia un uso alimentare (le caprette, non i francesi…).

Dopo mezzora di salita, arriviamo nei pressi di garitte e postazioni di tiro dismesse, in bilico tra il verde e il mare. Sono gli avamposti della Batteria del Semaforo.

Batteria Semaforo

Tralasciamo a destra l’orto botanico (chiuso l’accesso sulla cima) e prendiamo il sentiero a sinistra con l’indicazione “Pozzale Ostello”. Dopo pochi minuti immersi nel bosco arriviamo alla Batteria Semaforo.

Curiosità: della seconda metà dell’800, la Batteria Semaforo è stata in uso della Marina Militare fino alla dismissione, nel 1962. Tra le due guerre, in via sperimentale, vi si utilizzarono anche 4 “aerofoni” per rilevare a distanza i velivoli nemici. Altre fortificazioni importanti presenti sull’isola: il Forte Cavour (o forte Palmaria), abbandonato e invaso dalla vegetazione, e la batteria fortificata Umberto Primo, restaurata ma attualmente chiusa (vedi apertura giornata FAI).

Costeggiamo il muro pietroso e la recinzione. Attraversiamo un’area di sosta e prendiamo il sentiero che scende a destra nel verde (indicazione “giro isola, Pozzale”). Quando, dopo pochi minuti usciamo dalle fronde, ci si presenta davanti una panoramica discesa che punta dritta verso l’isolotto di Tino.

Curiosità: a livello geologico Tino e Tinetto sono il naturale prolungamento del Muzzerone e della Palmaria. Tino è zona militare dotata di faro e sede di un monastero. È visitabile solo un giorno all’anno (in Settembre per la festa di San Venerio).

Cala Grande e le Calette

Procediamo in direzione di Tino, indicazione Pozzale.

Alla nostra destra c’è Cala Grande, con le cave di marmo dismesse. I bianchi faraglioni, sopra i quali si sviluppano le gallerie con i ruderi degli alloggi dei minatori, sono in parte schermati dalla vegetazione.

Curiosità: un elemento caratteristico della storia della Palmaria e dintorni (vedi anche la Cavetta) è rappresentato dall’attività estrattiva del marmo portoro macchia gialla (nero con striature dorate), che è proseguita fino agli anni ‘80.

Trascuriamo a sinistra l’indicazione per Terrizzo (da seguire se si vuole saltare la Cala del Pozzale) e dopo pochi minuti di ulteriore discesa, arriviamo alle Calette. Lo scorcio del mare blu cobalto nell’insenatura è strepitoso!

Non la vediamo, ma sotto di noi più a sud si apre la grotta dei colombi.

Curiosità: nella grotta dei colombi sono stati rinvenuti reperti che testimoniano frequentazioni risalenti al neolitico. Tutta l’isola è ricca di cavità marine. Il toponimo Palmaria infatti deriva da Balmaria. Nel dialetto celtico ligure le “balme” erano le grotte.

La Cala del Pozzale e la Punta Sud

A sinistra delle Calette, all’altezza dei resti arrugginiti dei paranchi che servivano a trasportare il marmo fino ai leudi in mare, c’è la discesa alla Cala del Pozzale.

Scendiamo attraverso il bosco fino alla spiaggia. Somiglia alla Gallinara, esclama Angelo quando rivediamo l’isola di Tino. In effetti da questo lato ha la forma un po’ a tartaruga!

Aggiriamo la bella parete di roccia rossastra sulla destra e ci ritroviamo davanti… la torre del Purgatorio di Dante!

Veramente scenografica la montagna cava bianca e grigia che si erge qui, all’estremo sud dell’isola!

Non siamo soli. Si addentra con noi in questo anfiteatro arido (in un cielo ora un po’ incupito), un fotografo a caccia di suggestioni. Peccato aver perso per pochi giorni l’apertura annuale di Tino! si rammarica guardando l’isoletta che da qui appare vicinissima.

Ritorniamo alla spiaggia del Pozzale, tra pini marittimi e pareti verticali.

Discesa a Terrizzo

Il mare denso di barche ci riporta di colpo alla dimensione antropica. Superato un bar e un piccolo campo da calcetto, recuperiamo il sentiero che sale ripido (peccato che la zona, privata, sia  trascurata) e in dieci minuti ci ritroviamo sul sentiero che corre lungo il lato est dell’isola.

Da qui, godiamo di belle viste su golfo di Spezia, costa toscana, Alpi Apuane, e lo strano isolotto Torre Scuola.

Procediamo dritti, trascurando le ramificazioni, fino a incontrare dopo una ventina di minuti l’asfaltata.

C’imbattiamo in un alto ufficiale della Marina Militare che sa tutto della Palmaria (la sua associazione MangiaTrekking cura la manutenzione dei sentieri dell’isola). Facciamo due passi insieme e, quando superiamo il bivio per il sentiero dei condannati, ce ne racconta la genesi.

Curiosità: è per via della tubercolosi che nasce il sentiero dei condannati. I prigionieri (e i secondini) del Forte Cavour continuavano ad ammalarsi a causa dell’umidità delle segrete. Il rimedio consistette nel far loro costruire una strada all’aria aperta!

Proseguendo sulla discesa e piegando a destra, arriviamo al molo di Terrizzo, dove riprendiamo il battello per Portovenere.

Mentre attraversiamo nuovamente Le Bocche, notiamo che sopra Spezia si stanno ammassando nuvole grigie, mentre qui c’è il sole…

Non per niente, il clima della Palmaria è noto per essere il più mite della Liguria orientale!

NOTA

Se si vuole evitare la salita ripida iniziale, si può sbarcare a Terrizzo e prendere, dall’asfaltata soprastante, il sentiero dei condannati. Si arriva così, con una salita più dolce, al Forte Cavour (o Forte Palmaria) e poi alla vetta.

Consiglio: verificare gli orari dei battelli presso il baracchino che li vende sul molo. Forse perché a metà tra alta e bassa stagione, ma abbiamo riscontrato differenze tra gli orari effettivi e quelli sul web, sui volantini e a bordo!

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Passeggiata impegnativa nella salita alla vetta e dal Pozzale; scarpe da trekking leggero

Vai all’inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate: 44.0514172,9.8351279

Webcam

Cartina

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Il giro delle isole Palmaria, Tino e Tinetto (fuori programma)

Sbarcati a Portovenere, prendiamo al volo una barca che sta partendo per il giro via mare intorno alle isole (50 minuti). Consigliatissimo!


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