Due ville nobiliari e un concentrato di campagna verace, lungo la valle del Rio Gambaro, con tanto di campionario di animali da cortile. Intorno a un imponente ponte ferroviario che risale al 1894 (ed è sanissimo).

Attraversando Ronco alto

La valle del Rio Gambaro vista da Ronco Inferiore

Partenza da Genova Pegli

Seconda uscita post lockdown, anche questa breve ma intensa (e a Genova!).

Lasciamo l’auto a Pegli, località Tre Ponti. Impossibile non notare la strana facciata concava di Palazzo Konak e il ponte settecentesco che lo collega a Villa Granara-Cabiria.

Curiosità: per il suo stile esotico, la villa è detta “Konak”, termine turco che indicava le sedi dei governatori dell’Impero Ottomano, residenze di pregio e di rappresentanza. Secondo la tradizione locale fu costruita per i Lomellini e doveva collegarsi tramite il ponte ad un palazzo identico ma speculare. Così, avrebbe formato la figura di un’ancora con il torrente a mo’ di asta. Progetto mai completato.

La valle del Rio Gambaro

Imbocchiamo l’asfaltata Via Assarino e costeggiamo case, orti, cortili. Siamo nella valle del Rio Gambaro (o Rio Cantalupo), affluente del Varenna.

Cani ululanti, oche da guardia (la foto è mossa perché stavo indietreggiando!), gatti, galli e galline sono già un bello stacco dal lungomare di Pegli, pieno di gente e mascherine.

Saliamo alla frazione Cantalupo (tenendo la sinistra al bivio con il cartello strada privata) e, oltrepassato l’arco di un antico acquedotto, ci ritroviamo in aperta campagna.

Qualche curva dopo, abbandoniamo l’asfaltata per un sentiero che a destra s’immerge nel verde.

Ha piovuto stanotte e l’aria è densa di profumi di erba e di terra. Ci sentiamo come nuovi a respirare a pieni polmoni.

Sulle fasce terrazzate, una pecora pascola paciosa. Ci guarda, come a dire E questi da dove escono?

Il Rio Gambaro e il ponte della ferrovia

Il sentiero tutto erbe e fiori in due minuti ci porta in vista di una scheggia di azzurro che sembra caduta dal cielo. È un tratto del Rio Gambaro, che s’intravvede tra gli arbusti.

Dopodiché comincia una serie di gradini di pietra e mattoncini, invasi dalla terra dilavata o dalle foglie dei boschetti. Ci accompagna la segnaletica del sentiero “EC1” (Ecologia in città), a turno sbiadita o ridipinta di fresco.

Dopo il brivido di un ponticello-pallet, teniamo la sinistra e cinque minuti dopo, sulla destra scopriamo una piccola deviazione: un sentierino molto ripido conduce ad un laghetto. Meta di bagni, visto gli asciugamani abbandonati sulla riva, constata Riccardo.

Ripreso il sentiero principale, ci si para davanti il colossale ponte ottocentesco della ferrovia Genova-Ovada. Bellissimo con la sua aura da archeologia industriale (tuttora in funzione, anche se poco).

Subito dopo un passaggio roccioso, scendiamo di qualche passo per dare uno sguardo al rio. Dicono che da queste parti ci sia una sorgente di acqua solforosa che sgorga da un masso… ma chi si cala sulle pietre scivolose a cercarlo?

Ripreso il percorso, incontriamo una bella cascatella a più salti, dall’acqua trasparente. Una foto e via…

Ronco inferiore

Prendiamo a salire sulla vecchia mulattiera scalinata, al bivio presso un boschetto di canne procediamo a destra, oltrepassiamo un cancello “apri e chiudi” (sic) e, a tre quarti d’ora dalla partenza, ci ritroviamo a Ronco inferiore.

Che poi è poco più di una casa, con uno strano miscuglio di addobbi originali, nostalgie anni ’70 e panni stesi.

Circondati da vigne e fiori, rimiriamo assorti la valletta attraversata dal ponte, col mare ritagliato tra le colline… Ci risveglia un cagnetto che ci spinge ad aprire il cancello oltre la casa.

Al bivio subito dopo, lui se ne va a sinistra verso Ronco alto, noi scendiamo per la sterrata-cementata a destra.

NOTA: in realtà ha ragione il cane. Il sentiero EC1 prevede di salire a Ronco Alto (in azzurro nella cartina) su un ameno ripiano prativo, per poi ridiscendere verso il rio (antico mulino e ponticello), ma l’ultima volta che ci siamo passati alcuni mesi fa, il sentiero era un po’ dissestato…

Area picnic?

La strada scende con ampie curve, scavalca il rio con un ponte metallico, e risale tranquilla sull’altro lato della valletta fino a immettersi sulla strada che proviene dal mulino. Ora non ci resta che piegare a gomito a destra e ridiscendere la valle sul lato sinistro orografico.

Prima però, facciamo ancora un passo tra le case a sinistra (Baxi), a vedere cavalli e asini per poi scendere al fiume. Qui sulla riva, ci sarebbe una grande area picnic che ora risulta un po’ abbandonata.

Forse si anima d’estate?

Ritorno alla civiltà

Riprendiamo il sentiero. Che taglia alta la valle, tra pini e macchia mediterranea, in certi punti a strapiombo.

Rivediamo dall’alto tutto il percorso dell’andata. Il ponte da qui è un giocattolo, e l’intera valletta sembra un plastico ferroviario!

Dopo venti minuti, in vista di Tre Ponti (davanti a noi in fondo l’aeroporto e il mare), il sentiero abbandona la valle del Rio Gambaro e punta verso la Val Varenna.

Qualche minuto in piano e poi, tenendo la destra al bivio, affrontiamo la discesa un po’ scivolosa sull’antica mulattiera acciottolata nel bosco. In 10 minuti raggiungiamo l’asfaltata Via Pola (o Polla) che ci riporta all’auto.

Che fame, dopo tutta questa campagna!

A 5 minuti di macchina c’è il circolo degli amici della Val Varenna, quelli che fanno la farinata che è piaciuta anche a Farinetti (v. il suo ultimo libro Serendipity).

Ci facciamo un pensierino?

…..

Passeggiata facile, con salite e discese non impegnative

Vai all’inizio passeggiata (google street view)

Coordinate: 44.4385739,8.819486 (44°26’18.9″N 8°49’10.2″E)

Cartina

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2 commenti

Giovanni Battista · 7 Febbraio 2021 alle 13:57

Volevo chiedere se nell’area picnic, se pur trascurata, ci fossero dei tavolini.
Descrizione dell’itinerario molto bella ed invitante

    renata · 7 Febbraio 2021 alle 14:21

    Ciao! Sì, ci sono un paio di tavoli di legno con panche!
    Se ci vai, fammi sapere come ti sei trovato 🙂
    Grazie!

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