Il Ciappo delle Conche è un lastrone di roccia unico, grande come un campo da calcetto, solcato da incisioni preistoriche e circondato da ripari sotto roccia. E da affioramenti a guisa di merletti bianchi.

Partenza da Orco Feglino

Lasciamo l’auto al posteggio di via San Lorenzino (dal civico 7 al 13). Raggiunto il retro dello stabile squadrato, il Centro Visite detto “casermone”, prendiamo l’asfaltata a destra.

Grazie alle indicazioni di un simpatico taglialegna, trascuriamo un primo sentierino e giriamo a destra, sul sentiero che si arrampica sul Monte Cucco (segnavia quadrato rosso).

Il Monte Cucco

Dieci minuti di salita, mentre a sinistra si apre la val Cornei, e proseguiamo in piano a mezza costa. Sulla collina, San Lorenzino mostra presto il suo bel campanile di pietra.

Subito dopo un ampio riparo (che Angelo perlustra velocemente), trascuriamo a destra il sentiero con indicazione “Taverna”, da cui torneremo, e c’imbattiamo in ciò che resta di un’antica teleferica.

Da qui il sentiero scende.

Il sentiero ricamato verso il Ciappo delle Conche

Pochi passi e arriva una sorpresa.

Il fondo del sentiero, dapprima sassoso e terroso, si trasforma in una lastra di pietra continua, e poi, quasi per magia, in un bianco ricamo traforato. Magari per gli habitué dei calcari è ordinaria amministrazione, ma noi lo troviamo bellissimo.

Aggiriamo il monte, procedendo nel bosco di lecci, tra avanzi di muretti a secco invasi dalla vegetazione.

Risaliamo per qualche minuto e, dopo una “scaletta” scavata nella roccia, ecco che emergiamo sulla superficie di una lastra di pietra enorme, leggermente inclinata.

È il Ciappo delle Conche!

Il Ciappo delle Conche

Il nome rende l’idea. In effetti è solcato da canalette e conche per la raccolta dell’acqua. Oltre a incisioni antiche e recenti.

Curiosità: sul ciappo le incisioni rupestri sono numerose: conche, coppelle e sistemi di canalette, un vero e proprio sistema rudimentale di raccolta delle acque piovane, per abbeverare animali e attirare prede. Sono presenti anche incisioni figurative più recenti: croci, omini stilizzati e figure di età moderna come il trenino, la barca a vela e il fiore (?).

Scivolo sull’unico punto bagnato del ciappo (ahia!) mentre scatto una foto ad Angelo, che è salito di corsa sulla roccia, dall’altra parte del lastrone.

Da lì si gode uno splendido panorama verde. Non c’è traccia umana! Né case né tralicci, grida estasiato.

Il Riparo del Trono presso il Ciappo delle Conche

Riccardo, invece, è scomparso dietro la rocca sulla sinistra. Svolto anch’io e lo trovo che osserva quattro sedili scavati nella roccia (e a fianco piccole nicchie).

Ha scoperto il Riparo del Trono!

Passiamo un po’ di tempo sul Ciappo delle Conche in pieno sole, a osservare le incisioni. Mi sa che “Forza Savona” non è molto antica, commenta Luciana un po’ scandalizzata.

Poi, prendiamo il sentiero a destra, sul bordo più alto, sfiorando un piccolo ginepro (con tanto di mini presepe sotto). Seguiamo il segnavia 3 pallini rossi.

Man mano che procediamo verso l’alto, la macchia mediterranea cede il passo al bosco di lecci.

La taverna

Dopo dieci minuti, arriviamo a un quadrivio. C’è un solo cartello, che indica il sentiero a sinistra. Taverna! legge Luciana, che ha già l’acquolina in bocca. Andiamo a vedere.

Troveremo un punto panoramico e… la falesia di arrampicata Taverna, accessibile passando fra due grossi massi. L’unica cosa che evoca cibo sarà l’attrezzatura da barbecue nei pressi!

Scopriremo più tardi che, continuando sul sentiero, saremmo arrivati alla statua del Gesù, dominante la vallata… Sarà per la prossima volta!

Il Riparo delle Fascette

Torniamo indietro al quadrivio, ma prima di affrontare la discesa di ritorno, prendiamo la deviazione a destra. Ci porta in pochi minuti al Riparo delle Fascette.

Troviamo un fungo di pietra con una scaletta per arrampicarsi sul cappello. Cosa che facciamo subito, per goderci la vista a 360 gradi, un’ultima volta.

È una succursale di Puffolandia… con apposita farfallina

Ritorno

Torniamo al sentiero principale. È ora di scendere. Ma senza fretta! Le lastre di roccia a sbalzo sul dirupo scoraggiano dal prendere scorciatoie!

Tornati al punto di partenza, dietro il casermone, continuiamo sull’asfaltata a destra per prendere a sinistra il sentiero che porta alla chiesa di San Lorenzino.

San Lorenzino

Curiosità: per l’attuale costruzione del ‘400 furono riutilizzati materiali della preesistente chiesa romanica, come  l’apertura a croce della facciata, scolpita in un unico blocco di pietra di Finale. All’interno, tracce di affreschi del ‘400 e ‘500.

Nelle vicinanze sorgono ruderi di abitazioni che costituivano l’originario abitato di Orco, i resti di un antico oratorio e del torrione del castello che dominava la valle.

Pace, silenzio, bellissima vista. E un tavolo da pic-nic, che sfruttiamo subito.

Lasciate perdere la torre, dice Angelo, dopo una veloce puntata sul cucuzzolo al di sopra della chiesetta, c’è solo un rudere con una stella di Natale… elettrificata

Beh, tra dieci mesi esatti farà la sua figura!

…..

Passeggiata con salita e discesa non difficoltose (ma attenzione se le rocce sono bagnate); scarpe da trekking leggero; bastoncini

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Coordinate: 44.2160162,8.3376428

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