Fenomeni botanici e geologici, panorama vastissimo. Un condensato delle bellezze del Monte Zatta in una porzione di tappa dell’Alta Via dei Monti Liguri. Più una memoria dei nostri nonni emigranti.

Faggio sulla cresta del Monte Zatta

Faggio sulla cresta del Monte Zatta

Partenza dal Passo del Bocco

È arrivato il caldo? E noi ce ne andiamo a 1.000 metri, al Passo del Bocco! Da qui prendiamo la strada in direzione di Varese ligure e, poco dopo il laghetto, imbocchiamo la sterrata a destra  (vedi cartina). Lasciamo l’auto al bivio che conduce all’ex Colonia Devoto.

La Colonia Devoto

Che depressione! dice Riccardo quando, a dieci minuti dalla partenza a piedi, fiancheggiamo l’enorme stabile abbandonato. Diamo anche un’occhiata all’interno. A me non crea ansia: è comunque la testimonianza di un’epoca e di un grande uomo.

Curiosità: il fondatore della colonia, Antonio Devoto, partì da Cavi di Lavagna per Buenos Aires nel 1849. Abile uomo d’affari, creò varie imprese agricole e industriali. Fu proprietario terriero, costruttore di ferrovie, fondatore del Banco d’Italia e del Rio de La Plata. Grande filantropo, finanziò tra l’altro questa struttura dedicata ai bambini bisognosi e malati. La colonia Devoto è rimasta in funzione fino agli anni ’70.

Il poggio Buenos Aires

La sterrata passa dal bosco misto alla faggeta e, in capo a cinque minuti, ci conduce ad una bella radura panoramica con tavoli, panche e barbecue, tra faggi altissimi. È il Poggio Buenos Aires. Il nome esotico è un tributo alla destinazione di emigrazione più frequente da queste parti, ai primi del ‘900.

È presto per riposarsi. Così ci arrampichiamo subito, seguendo la segnalazione AV che s’incontra a sinistra quando si arriva al poggio. Il sentiero è un po’ tortuoso ma non difficoltoso e sempre ombreggiato da alti fusti, sul limitare tra faggeta e pineta. Dopo venti minuti, uno spunzone di roccia ci permette di ammirare il panorama sulla val Mogliana e oltre (nonostante la foschia).

Il monumentale Faggio 40 del Monte Zatta

Poco dopo, il sentiero corre panoramico sul bordo erboso, piega a sinistra e dopo un pannello (i fiori dello Zatta), incontra la deviazione (di un minuto) per il Faggio 40. L’albero monumentale è disteso al suolo ormai dal 2005. Anziché rimuoverlo o imbalsamarlo, il Parco ha scelto di lasciarlo decomporre in loco, in modo naturale.

Curiosità: il faggio 40 aveva 200 anni ed era alto 20 metri. Il nome deriverebbe dal fatto che, durante un temporale, una quarantina di contadini avrebbe trovato rifugio sotto le sue fronde. La sua morte si deve a un fungo parassita che lo aveva minato al suo interno e reso così debole da farlo crollare per una tempesta di vento. La rottura ha avuto luogo alla base del tronco, originando così delle enormi “orecchie del diavolo” (gli spuntoni aguzzi che rimangono sulla base dopo la caduta della pianta).

Non saremo venuti fin qui per vedere un albero morto? (oggi Riccardo è di malumore…). Tranquillo, ancora un po’ di salita e vedrai…

La cima del Monte Zatta di Ponente

In effetti, quando dopo un quarto d’ora raggiungiamo la cima del Monte Zatta di Ponente, l’umore cambia di botto. Rispetto al belvedere di prima, la vista sulle valli raddoppia!

Passiamo sotto i rami contorti dei faggi, che, ultimi dell’enorme faggeta che copre il lato Nord, si affacciano sul dirupato versante meridionale. Lì sotto, le rocce di arenaria fanno un buffo effetto “torta a strati”. Fare qualche passo sul sentiero in cresta è veramente appagante!

Curiosità: il contrasto tra i due versanti del Monte Zatta dipende dalla struttura geologica della montagna, formata da strati di arenaria inclinati in modo uniforme. Il versante Nord segue la superficie degli strati e quindi è dolce e regolare, mentre il versante Sud, perpendicolare alle stratificazioni rocciose, precipita sulla valle con un ripido pendio.

Alla fine, ci sediamo su un sasso presso il tabernacolo con Madonnina. Ad ammirare il panorama notevolissimo dalle Alpi Marittime alle Apuane, sopra la Val Graveglia e fino al mare.

Ritorno con variante

Al ritorno, giunti di nuovo al Poggio Buenos Aires, decidiamo di percorrere l’AV che scende sulla sinistra anche se un po’ più lunga della sterrata della Colonia. Il sentiero che, dopo una parte panoramica, si addentra nella faggeta, si rivela un’ottima scelta.

Bella passeggiata, dice il mio compagno rientrando in auto finalmente soddisfatto, merita almeno 2 asterischi!

Ok, fatto!

NOTA

Al ritorno, abbiamo cercato invano la diramazione per la neviera, indicata dai pannelli del Parco come restaurata da poco. Chi l’ha vista?

Ovviamente c’è la possibilità di rientrare dopo aver percorso tutto il bel crinale, girando a sinistra a Prato Pinello e attraversando la vasta faggeta (foresta pura, senza contaminazioni di pini, abeti etc. introdotti dall’uomo). In questo caso, si sforano un po’ i 10.000 passi…

…..

Passeggiata facile; salita decisa ma non difficoltosa; scarpe da trekking leggero

Vai all’inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate: 44.4119901,9.4484724

Segnavia: AV + anello A10 a partire da poggio Buenos Aires

Vai alla mappa

Suggestioni


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