Framura è un compendio della Liguria più verace: creuse e scalinate a mare che costeggiano orti profumati, borghi con torri medievali, ville nella macchia mediterranea e lungomare con spiaggette nascoste. E non manca neanche il porticciolo, protetto dallo scoglio più grande della Liguria!

La torre di Costa a Framura

La torre carolingia di Costa a Framura

Il lungomare di Framura

In un sabato dell’ottobre più caldo degli ultimi 25 anni, arriviamo alla stazione di Framura. Ci infiliamo nel sottopasso che porta al secondo e terzo binario, ma anche alle spiagge. Attraverso un arco di pietra raggiungiamo la bella passeggiata che da spiaggia Torsei porta a spiaggia La Vallà.

Dopo dieci minuti di percorso a sbalzo sugli scogli e sull’acqua trasparente delle calette, arriviamo in vista di macigni rossi e verdi: precedono la spiaggia Arena (tra l’altro aperta anche ai cani!). L’attraversiamo calpestando i sassolini multicolori e prendiamo una scaletta che si arrampica a destra sulla roccia. Trascuriamo la discesa all’ultima spiaggia (!) e saliamo tra lecci e pini marittimi, sfiorando giardini e villette (di cui una lastricata di tessere di mosaico).

Arrivati ad un bivio subito dopo un cancello, dobbiamo scegliere: proseguire sulla destra verso Anzo o salire a sinistra fino a Setta e Costa? Decidiamo di salire, spronati anche dall’incontro fortuito con Gianni, l’ex tabaccaio di Setta (un’autorità del posto). Ci racconta che Framura non esiste come paese, ma consta di ben 5 borghi uno più bello dell’altro (“bene se lo pubblicate sul blog: così arrivano più turisti!”).

Setta

In un quarto d’ora siamo a Setta. L’ingresso tra le case di pietra e i cortili è tanto genuino quanto affascinante. Il rigonfiamento su un muro ci ricorda Castelvecchio di Rocca Barbena (anche qui servirà per fare spazio ad un forno all’interno della casa?).

Sfioriamo l’antica torre di guardia riattata, anzi addirittura abitata, giriamo a destra e, tra antiche case rosa ingentilite da bifore, sbuchiamo in un piazzaletto con fontanella di marmo bianco.
A destra, un voltino porta al tabacchino-edicola-bar dove Riccardo si piazza subito con spremuta, quotidiano, caffè, brioche… Io invece non resisto al richiamo di Costa: l’orologione della sua torre, che si nota anche a grande distanza, è ipnotizzante!

Prendo quindi la scalinata a sinistra della fontana, che in venti minuti (di salita tipo via crucis e belle vedute) mi porta al borgo.

Costa

Mentre salgo in religioso silenzio, incontro nell’ordine: un gruppo di amici che fa yoga sulla terrazza vista mare di un ostello, un gattone nero che sembra il padrone del paese e, infine, un ragazzo incappucciato sullo sfondo della bella torre che si erge in mezzo al piazzale panoramico (in un buffo effetto “assassin’s creed”).

Curiosità: la torre di Costa è la più antica di Framura. Sorse nel X secolo (in epoca carolingia) allo scopo di avvistare nemici e pirati. In epoca successiva, cessato il pericolo, è stata trasformata nel campanile della chiesa adiacente (San Martino, XII secolo).

Ne valeva la pena.

Ritornata a Setta, trovo che Riccardo si è spinto oltre il bar e mi aspetta al sole, sulla panchina panoramica di un piccolo piazzale con giochi per bimbi.
Proseguiamo oltre, e, seguendo le indicazioni per Anzo, scendiamo a destra tra gli ulivi.

Ravecca e Anzo

Attraversiamo la minuscola Ravecca, con una cappella privata curiosamente e perfettamente inserita nella scenografia delle case gialle e rosse. In fondo alla creusa che segue, pieghiamo a destra per la scalinata che si apre in un’improvvisa vista sul mare.
Arriviamo a un incrocio con panchina: a destra la strada che arriva dalle spiagge e a sinistra il bel borgo di Anzo, preceduto da un albero secolare.

Le sorprese si susseguono: la deliziosa chiesetta della Madonna della Neve, la fontanella col rubinetto in bronzo, l’antico palazzo col portone pretenzioso, la torre che emerge dal verde, sul ciglio di un vallone. Nessuno in giro. Sembrerebbe un salto indietro nel tempo, se non fosse che per esaminare la torre dobbiamo spingerci fino all’asfaltata!

Seguendo le indicazioni per la stazione, attraversiamo a destra (prima della torre) un cortile dalle ringhiere bianche e ci infiliamo sotto un voltino strettissimo. Ci aspetta l’ennesima scalinata, che rasenta il parco digradante sul mare di una villa ottocentesca. Incontriamo un abitante del luogo che ci racconta dell’antica Anzo, borgo fortificato circolare, destinato a diventare nell’’800 luogo di villeggiatura con dimore signorili e giardini di limoni.

Ringraziamo il nostro interlocutore (“non è che poi col blog vengono troppi turisti?!”) e proseguiamo per le scale che ci porteranno infine alla stazione.

Il porticciolo di Framura

Dalla stazione, attraversiamo il tunnel a est e, tramite un sottopasso, eccoci al porticciolo di Framura. Che splendore nel sole accecante! Gente in relax tra le barche colorate e il mare verdeblu. Di fronte si staglia lo scoglio Ciamia, il più grande della Liguria, con in cima la Madonnina. Viene voglia di fare un ultimo tuffo prima dell’inverno!

Sopra le nostre teste, accanto al ristorante Agave, parte la ciclabile per Bonassola e Levanto (sullo storico tracciato ferroviario). Saliamo e c’inoltriamo a piedi nella galleria. In dieci minuti arriviamo ad un pertugio: ci affacciamo su un bel terrazzino sul mare scintillante (con Riccardo un po’ sulle spine per il pavimento traforato…).

Torniamo sui nostri passi. Stavolta però ci prendiamo una rivincita sulle scale: scendiamo al porticciolo con l’ascensore (di vetro)!

NOTA

Continuando il tunnel verso Bonassola si sbuca anche a Porto Pidocchio, una scura spiaggetta sassosa chiusa tra le rocce. Abbiamo provato a raggiungerla anche all’esterno tramite il sentiero che parte dalla strada per Vandarecca, che ricordavamo molto fascinoso. Spesso a sbalzo sul mare, il percorso attraversa un terreno franoso. Conclusione: scelta suggestiva ma rischiosa.

ALTRA NOTA

Nel nostro giro manca all’appello il quinto borgo di Framura: Castagnola (che, nella sua chiesa di San Lorenzo, vanta una deposizione di Luca Cambiaso).

Vai all’inizio passeggiata (google maps)

Coordinate GPS: 44.2018783,9.5550861

Vai alla mappa

Pro
Fontanelle e panchine ovunque. Percorso panoramico e vario, genuino e ricco di storia. Fuori dal grande flusso turistico che invade il parco delle 5 Terre

Contro
Un bel po’ di scale (ma si possono evitare, v. Consiglio)

Consiglio
Arrivare col treno. Se non si ha voglia di salire le scalinate prendere il bus che all’incirca ogni ora porta dalla stazione a Costa e poi scendere a piedi.

 

Dove abbiamo pranzato (ottobre 2018)

Agave
località Chiama
Framura SP

Acciughe fritte con aceto di mele zuccherato
Tonno con pop corn, origano e salsa rasberry
Mela, ricotta e frolla allo zafferano
Panna alle carote con olive taggiasche caramellate
Caffè per due
2 bicchieri di Vermentino La Bettigna 
Totale: 54 Euro

Buono. Menù diverso dai soliti liguri. Terrazza sul porticciolo con angolo romantico.
Nome del locale decisamente azzeccato.

Dove abbiamo pranzato (giugno 2019)

idem – Agave

Polpo, patate e prescinseua, per 3
Ricciola miglio 0, maionese al rafano e verdure, per 3
Tris di torta di mandorle e crema, cioccolato fondente, amaretti e pera omogeneizzata, panna cotta al cavolfiore, per 3
3 caffè
1 bottiglia di Cinque Terre Vigne Alte
Totale: 175 Euro

Tutto ottimo (anche meglio dell’anno scorso). Cotture perfette. Titolare cordiale e disponibile. Servizio sorridente.


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