In 45 minuti sulla cima del Monte Penna, in Val d’Aveto: una full-immersion nella foresta e, alla fine, un panorama mozzafiato.

La foresta del Monte Penna

Lasciato sulla destra il rifugio Casermette del Penna, percorriamo la sterrata fino al Passo dell’Incisa, dove abbandoniamo l’auto. Siamo all’interno della foresta del Monte Penna! A sinistra, un sentiero ben indicato sale ripido tra i faggi.

La foresta è fitta e sempre uguale a se stessa: se non ci fossero i segnavia gialli, che spiccano sul monocolore dominante, ci perderemmo in un attimo. Quasi inesistente il sottobosco: il sole di luglio penetra a stento tra le chiome altissime degli alberi creando ritagli di luce.

L’atmosfera ha del magico. Non per niente, per le antiche popolazioni dei Liguri la foresta del Penna era sacra alla divinità celtica Pen (che veniva identificata nella cima rocciosa del monte).

Nei primi venti minuti la salita  è piuttosto ripida, poi si fa meno pendente. Ci capita di vedere strani zoccoli di cavallo che a decine “decorano” i tronchi dei faggi. Purtroppo non è niente di buono. Si tratta di funghi parassiti piuttosto diffusi nelle antiche faggete appenniniche.

Curiosità: per secoli la foresta ha fornito alla Repubblica di Genova la materia prima per la fabbricazione dei remi da galea. A Chiavari esiste tuttora Via Remolari, dove un tempo si concentravano le botteghe specializzate nella rifinitura dei remi.

La cima del Monte Penna

Dopo 45 minuti dalla partenza, dal buio della foresta sbuchiamo sulla cima chiara del monte. Si stagliano contro il cielo la statua bronzea della Vergine col bambino (1937) e l’antenna parafulmini. Comparirà poco dopo anche una minuscola cappelletta di pietra.

Il panorama sulle valli del Cero e del Taro è incantevole e nelle giornate limpide può spingersi fino all’arcipelago toscano, alla Corsica e alle Alpi Apuane (ci raccontano dei signori sul posto).

Noi purtroppo ne godiamo solo in parte! Una nuvolona bianca apparsa all’improvviso scherma già metà della vista… la cappelletta sta per essere inghiottita dal nulla…

Ci “accontentiamo” così di rimirare la parete nord ovest, dove spicca bellissimo il Pennino, un ardito torrione roccioso.

Sotto di noi, una piccola ferrata permetterebbe di scendere da questo versante e raggiungere il passo del Chiodo. Costeggeremmo la “Nave”, la suggestiva valle a forma di chiglia, che anche da qui si distingue nitida tra i boschi scuri.

Sarebbe proprio un bel giro ad anello! ma mentre lo dico colgo una smorfia sulla faccia di Riccardo (che ricorda ancora terrorizzato una ferrata a cui lo trascinai anni fa in Trentino).

Beh, lasciamo perdere…

Vai all’inizio passeggiata (google maps)

Segnavia: croce gialla e triangolo giallo pieno

Coordinate GPS: 44.4831928,9.4922288

Vai alla mappa

Pro
La passeggiata è tutta all’ombra, fresca. Un ottimo modo per sfuggire al caldo umido della riviera. In tre quarti d’ora sei sulla cima più alta del Parco dell’Aveto. Panorama imbattibile.

Contro
La passeggiata quasi completamente nella foresta può risultare un po’ monotona. Per arrivare alla passeggiata dalla riviera occorre sopportare più di un’ora di curve.

 

Dove abbiamo pranzato

Rifugio Casermette del Penna
Località Monte Penna
Santo Stefano d’Aveto

Misto torte salate per 2
Radicchio dell’orto e pomodori per 2
Strudel mele renette e cioccolato con crema alla vaniglia
Caffè per 2
totale: 27,50 Euro

Tutto abbastanza buono.
Self service. Puoi mangiare fuori, sulle panche in terrazzo o all’ombra degli alberi. Ex caserme del corpo Forestale ristrutturate a rifugio nel 2017. Grande prato tra i faggi con cappelletta. Due cavalle e un educatissimo Golden Retriever.

Tappa fuori gita

Il laghetto del Monte Penna

Che vi sia, ciascun lo dice; dove sia, nessun lo sa. Lo abbiamo cercato per un po’ invano nella foresta, prima di incontrare una gentile cercatrice di funghi che ci ha illuminato sul percorso. Eccolo.

Tornando dal Passo dell’Incisa, superata la segheria, sulla destra parte una strada sterrata senza altre indicazioni che il divieto di accesso alle auto. Due minuti di cammino e al tornante si prende a destra il viottolo che si addentra ulteriormente nella foresta, seguendo i 2 pallini gialli. Dopo 5 minuti, al secondo torrente se ne risale la destra idrografica (una freccia scavata nella corteccia di un faggio indica la direzione).

Poco dopo, tra le fronde si svela il laghetto d’origine glaciale del Monte Penna. Ricoperto in parte di vegetazione acquatica, riesce comunque a incorniciare con grazia il riflesso dell’arcigno Pennino.


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