Non solo il famoso fungo di pietra, a Piana Crixia. Ma anche un anfiteatro di calanchi bianchi da ammirare in una passeggiata facile e breve, tutta in cresta.

Il fungo di pietra di Piana Crixia

Il fungo di pietra di Piana Crixia

Il cappello è un masso di serpentinite di 5 metri di diametro e 480 tonnellate di peso. Il gambo una colonna di conglomerato alta 10 metri.

Il “fungo” di piana Crixia decisamente ci colpisce, piazzato lì solo soletto, sotto il paese di Borgo.

È una “piramide di erosione”, frutto del dilavamento dell’acqua piovana su rocce non uniformi.

Tra molto tempo il colletto, eroso dall’effetto grondaia, non riuscirà più a sorreggere il masso e questo cadrà. E anche il gambo, non più protetto dal masso, verrà progressivamente smantellato…

Ma, per ora, possiamo ammirarlo tranquilli… 🙂

Curiosità: la leggenda narra che Napoleone Bonaparte volesse portarsi il fungo in Francia, ma non riuscendo a scalzarlo, decise di bombardarlo. Una provvidenziale nebbia coprì fungo e Borgo e salvò entrambi.

Il sentiero delle creste

Il sentiero delle creste di Piana Crixia

Seguendo un itinerario suggerito dal Comune di piana Crixia, decidiamo di percorrere il sentiero delle creste n.1, un percorso ad anello intorno al Rio Chiazze o Ciazze (durata circa un’oretta).

Da Pontevecchio imbocchiamo l’asfaltata in salita.

Al primo bivio, proseguiamo dritti sulla sterrata che s’inoltra nel bosco. Dopo pochi minuti, arriviamo ad un bel pianoro erboso. L’erba alta nasconde vecchie cascine.

Poi la vista si apre sulle colline intorno: pascoli e casette. Oltrepassiamo un’area di sosta con tavolo e continuiamo in salita.

L’anfiteatro dei calanchi di Piana Crixia

Quando il sentiero torna in piano ci si presenta quello che il Comune definisce uno degli scenari più fotogenici del Parco di Piana Crixia.

Dolci dune bianche, crestine aguzze. A destra, inaspettato, l’affaccio sull’incredibile anfiteatro calanchivo del Rio Chiazze.

Curiosità: la roccia è la marna, formata da argille e calcari. Polvere fine compattata in scaglie sottili facilmente sfaldabili. L’acqua piovana scava la roccia tenera creando vallecole separate da strette creste.

“Una pioggia copiosa può cambiare l’aspetto delle piccole valli in poche ore”, legge Riccardo su un pannello, mi ricordano le dune mobili della Danimarca…

Io ci vedrei l’ambientazione di uno spaghetti western.

La fotocamera del mio telefonino, invece, continua a scambiare i calanchi per neve fresca!

Sulla cresta dei calanchi

Al bivio successivo, tralasciamo il sentiero a sinistra e seguiamo la pista principale che piega a destra in un boschetto. In corrispondenza di una curva a sinistra, abbandoniamo la pista ampia e seguiamo una traccia a destra lungo lo spartiacque.

Camminiamo sulla cima dei calanchi che vedevamo prima. Tra gli alberi scorgiamo l’altro versante, dove è avvenuto il nostro primo affaccio.

Più avanti, il panorama si apre anche a sinistra con visuale sulla Torre di San Fermo di Merana. Inconfondibile: una torre lunga lunga, a lato di un pianoro giallo squadrato. Ed è già Piemonte…

Curiosità: la torre del ‘300 faceva parte di una rete di torri di avvistamento per il controllo dell’alto Monferrato.

Ritorno a Pontevecchio

Superato un prato, il sentiero gira a destra e scende in tornanti. Incontriamo le case della località Chiazze.

Il fondo torna sterrato, poi asfaltato e sfocia nella statale. Prendendola verso destra per 500 m (per fortuna, poco traffico al momento) torniamo al punto di partenza.

Con il fungo di pietra pensavamo di aver visto il meglio di Piana Crixia. Invece i calanchi sono stati una rivelazione. E ce ne sono tanti altri da esplorare…

…..

Passeggiata facile. Scarpe da trekking leggero

Vai all’inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate: 44.4911072,8.3006163

Cartina

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