L’anello di piécastello si srotola nel verde in fondo alla Val Nervia per arrivare (in un crescendo) alla vera sorpresa: Bajardo. Un luogo magico, integro, lontanissimo dal flusso turistico.

Il vasto panorama da Bajardo

Il vasto panorama da Bajardo

L’anello di Piécastello

Lasciamo l’auto all’imbocco del paese di Bajardo e prendiamo a sinistra via XX Settembre seguendo il cartello “panorama, belvedere”. Un quarto d’ora di percorso panoramico con vista sul santuario di Berzi ed arriviamo su uno spiazzo con panchine. Qui finisce l’asfaltata e comincia il sentiero n. 8 denominato anello di Piécastello, che piega deciso a sinistra.

Scendiamo nella macchia mediterranea con belle vedute sulla valle e i monti intorno. Dopo una ventina di minuti raggiungiamo la strada interpoderale (zero auto) e la percorriamo verso destra, aggirando (con ampie curve tra terrazzamenti incolti, ulivi, castagni) le pendici del monte sulla cui sommità si erge Bajardo.

Curiosità: l’olio più alto d’Europa. Così ce lo venderà ad un banchetto un commerciante del posto. Forse esagera un po’ ma sicuramente ulivi che arrivano a 750 m di altezza come qui a Bajardo sono una rarità! Tra l’altro il clima montano limita i danni della mosca olearia ed evita l’utilizzo dei trattamenti fitosanitari. Ecco perché l’olio qui è così buono!

Salita a Bajardo

Dopo un quarto d’ora di asfaltata, un cartello ci indica la “via normale” per Bajardo. Per raggiungere il nostro standard di 10.000 passi dovremmo seguire l’indicazione, ma Riccardo nota una scorciatoia sulla destra e non resiste. In effetti ci attirano le belle case di pietra che svettano sulla cima, tra piccoli cipressi e un immenso pino d’aleppo (non lo sappiamo ancora, ma a breve vedremo anche l’interno di una di quelle case!).

La salita sul sentiero è piacevole. Incontriamo un paio di casolari antichi, la diramazione per il ponte Bunda rintanato più in basso nella valle e infine, al limitare inferiore di Bajardo, la graziosa chiesetta di San Giovanni in posizione (neanche a dirlo) panoramica. E il buffo è che, avvinghiata alla chiesetta c’è una proprietà privata con terrazzo… esagerati!

Da qui, seguendo il “percorso pedonale” che attraversa il versante più freddo (c’inoltriamo in un boschetto di conifere) in pochi minuti sbuchiamo, attraverso un passaggio sotto volta, in una piazzetta di via Roma, a Bajardo.

Il centro storico di Bajardo

Giriamo intorno alla statua di Brigitta seduta sulla fontana e ci dirigiamo al centro storico attraverso via Antonio Podestà.

Pochi minuti di salita e rimaniamo senza parole (persino Luciana!) davanti alla scenografica antica chiesa di San Nicolò, a cielo aperto, che domina il paese. È il risultato di strati di costruzioni di età diverse: tempio pagano, castrum, castello feudale, chiesa romanica, e poi settecentesca.

Curiosità: la mattina del 23 febbraio 1887, dopo una notte di festa a chiusura del Carnevale, 600 fedeli erano riuniti qui per la cerimonia delle ceneri quando arrivò violentissima la scossa di terremoto. Il tetto precipitò sui fedeli: 218 le vittime, poi riunite in una fossa comune posta sotto la chiesetta di San Rocco (nei pressi dell’inizio della nostra passeggiata).

Non so se ci colpisce di più il panorama ora in tutta la sua ampiezza (un oceano verde, dal mare della Costa Azzurra alle Alpi marittime innevate) o l’atmosfera che si respira tra i vicoli e i ruderi di pietra, in un silenzio perfetto.

Arrigo e Roger

Sul piazzale panoramico dietro la chiesa, ci aspetta un incontro fortunato. Arrigo e Roger, due amici innamorati di Bajardo (il primo da 30 anni, il secondo da tre) si adoperano per restituire vita e storia alle case abbandonate. Ci ricordano Thor e Colla Micheri!

Arrigo, che nel suo entusiasmo ci ripete come un mantra “Bajardo non deve morire” (e ci convince pienamente) ci invita anche a casa sua, una ex stalla di cavalli piena di reperti interessanti.

Impossibile dimenticare la vestina per bambini, ritrovata da lui stesso tra le macerie e costituita di pezzi di stoffa cuciti insieme (proprio come un costume di Arlecchino), che ci ricorda tempi e modi di vivere lontani!

“Rammendare anche Bajardo, pezzo per pezzo” è un bel pensiero, mentre dallo splendido terrazzo di Arrigo, con lo sguardo oltre le lenzuola svolazzanti nel tramonto, ci riempiamo gli occhi di bellezza…

NOTA

Fuori Bajardo, sui monti intorno spuntano parecchie villette. La sindaco di Ceriana ci ha spiegato che un tempo (anni 60?) Bajardo era detta “la Val d’Aosta dei Sanremesi” che facevano a gara a costruire seconde case in zona (allora non si tendeva a recuperare i centri storici). Poi purtroppo in gran parte abbandonate.

NOTA

Raggiungiamo in auto la chiesa di San Gregorio. Preceduta da una micro comunità che vive senza alcuna comodità moderna e con cani giocherelloni, la chiesa romanica posta proprio sul ciglio ha un suo fascino. Minato però da rovi e trascuratezze intorno.

Pro
Sentiero ben segnato. Clima tale che di giorno la temperatura a 900 msl è la stessa di Genova sul mare!

Contro
Curve, curve, curve per raggiungere Bajardo. Qualche trascuratezza nel centro storico e nello spiazzo con panchine.

Consiglio
Scegliere una giornata tersa perché il panorama è veramente indimenticabile.

Vai all’inizio passeggiata (google maps)

Coordinate GPS: 43.9035827,7.7197024

Segnavia: striscia gialla fino all’incrocio con la via per Bunda, poi strisce bianca e rossa

Vai alla mappa

Dove abbiamo mangiato

Ristorante Armonia
Piazza Antonio Rubino, 124
Bajardo IM

Antipasto freddo misto (ricotta, primo sale con marmellata di bergamotto, insalata russa, bresaola, peperoni grigliati, rotolo spinaci, salame)
Antipasto caldo misto (voulevant ai porcini, cipolla ripiena, barbagiuai)
Cipolle di tropea stufate
Ravioli alle erbette e spinaci, con burro e salvia
2 sfoglie con le mele
1 bottiglia di Dolcetto
Totale: 40 Euro

Cibo buono, cucina casalinga (quando siamo arrivati stavano preparando i ravioli!).

Locale rustico, accogliente; forno a legna.

Tappa fuori gita

Ceriana

Sulla strada per Bajardo incontriamo Ceriana che vanta ben 17 chiese (penso sia il primato ligure) tra cui il suggestivo complesso di Santo Spirito, e vicoli pittoreschi.


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