Da Monterosso all’eremo del Mesco. È emozionante passeggiare nei luoghi di Eugenio Montale, e “osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare”.

Punta Mesco vista da Monterosso

Punta Mesco vista da Monterosso

Monterosso: la villa del Gigante

Partiamo dal lato a ponente di Monterosso, in fondo al lungomare Fegina. Siamo a poca distanza dalla casa estiva del poeta, da lui chiamata “pagoda giallognola” o “villa delle due palme”, un tempo circondata dalla campagna e ora affogata tra le case (al posto del “muro d’orto” c’è un noto ristorante…).

Passiamo nella strettoia sul retro della villa “del Gigante”. Peccato che a causa delle impalcature per il restauro in corso, l’enorme statua di Nettuno (14 metri di altezza!) non sia visibile.

Curiosità: un tempo la statua brandiva un tridente e sosteneva sulle spalle una terrazza a forma di conchiglia. Faceva parte della sontuosa villa liberty Pastine, che vantava anche una copia della statua della libertà! Montale definì l’edificio “un sogno o, per l’architettura razionalista, un delirio”… In seguito la villa decadde e un ordigno bellico mozzò gli arti del Nettuno. Il nuovo proprietario negli anni ’60 abbatterà la villa per costruirne una nuova, mantenendo solo la torre e la statua di cemento, cui ormai gli abitanti del luogo erano affezionati.

Da Monterosso a Punta Mesco

Proseguiamo sotto i ponticelli, fra muri di pietra e rocce di serpentino, e prendiamo la scaletta che si arrampica a destra tra le ginestre, sfiorando una torre merlata. Arrivati alla strada asfaltata, ne percorriamo un breve tratto fino a recuperare sulla sinistra il sentiero gradinato che passa accanto a un ripetitore.

Davanti a noi, sul promontorio, spuntano le bandiere dell’Hotel Suisse Bellevue, in invidiabile posizione. Ancora un tratto di asfaltata e a venti minuti dalla partenza, all’indicazione “Punta Mesco, Levanto”, prendiamo la mulattiera gradinata.

Dopo pochi minuti entriamo in una bella lecceta. La salita è un po’ faticosa per il caldo e l’altezza dei gradoni del sentiero, ma piacevole. Dopo venti minuti, all’altezza di una panchina tiriamo il fiato cominciando a intravvedere il panorama tra gli alberi.

Riprendiamo il sentiero che ora si snoda in piano, a mezza costa. Al bivio giriamo a sinistra per Sant’Antonio al Mesco e tempo cinque minuti arriviamo ad un punto panoramico aperto. La vista corre sull’infilata dei promontori delle 5 Terre fino alle isole Palmaria e Tino… è uno spettacolo unico!

L’eremo di Sant’Antonio al Mesco

Distogliamo a fatica lo sguardo dal mare e, in fondo al sentiero, ci appaiono all’improvviso le romantiche rovine dell’eremo di Sant’Antonio, incastonate in un sasso. L’abside e una porta a ogiva sono tutto quel che rimane della chiesa del XIII secolo e del convento dei Frati Cappuccini. Purtroppo, la stazione semaforica che si trova poco sotto, attiva fino alla seconda guerra mondiale, è stata costruita proprio con le pietre sottratte al convento (abbandonato nel ‘700 dai frati, migrati a Levanto).

Curiosità: oltre che luogo di preghiera, il convento fungeva da punto di avvistamento. È documentato che nel ‘600 i frati percepivano addirittura un salario dagli abitanti di Monterosso per segnalare con falò l’arrivo delle navi corsare.

Torniamo indietro al bivio e, tramite un viottolo a sinistra, saliamo sulla sella presidiata da una piccola torre ottagonale. Poco oltre, ci godiamo la vista non solo delle 5 Terre ma anche di un lunghissimo tratto di costa a Ponente, fino alle Alpi!

Un diversivo: Il podere Case Lovara

Ci accingiamo a tornare a Monterosso, quando Riccardo ci chiede di fare qualche passo in più. Sulla mulattiera per Levanto, a circa un quarto d’ora di distanza, il podere Case Lovara ha riaperto dopo anni di incuria (grazie al FAI). I gestori ci raccontano che i lavori sono durati a lungo: è occorso un anno solo per portare via la spazzatura che colmava i fabbricati!

Ora è un posto idilliaco. Ci piacerebbe pranzare sulla bella terrazza che dà sugli orti e il mare, decorata (guarda un po’) dalla scritta della poesia di Montale “Punta del Mesco” (a dir la verità, i suoni assordanti e il fumo della cava di pietra evocati nella poesia, poco si addicono all’atmosfera tranquilla del podere).

La cucina però non è ancora attrezzata per il ristoro, per cui ci limitiamo a portar via un chilo di zucchine. Le raccolgono sotto i nostri occhi (v. video). Più “chilometri zero” di così!

Sulla via del ritorno, arrivati all’altezza del ripetitore, ci chiediamo se la cava di pietra alla nostra destra non sia proprio la cava della poesia “Punta del Mesco”… Non troviamo riscontri in tal senso… Ma ci piace pensare di sì.

Pro
Panorama eccezionale. Sentiero ben segnato.

Contro
Trascuratezze nei pressi dell’eremo.

Consiglio
Arrivare in treno. L’uscita dalla stazione è proprio davanti alla spiaggia!

Vai a inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate GPS: 44.144923,9.6448988

Segnavia bianco-rossi

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Suggestioni


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