È notevole il lavoro svolto dagli architetti Calvi e Ghigino per riportare agli antichi fasti il giardino romantico ottocentesco di Villa Durazzo Pallavicini, a Pegli.

Curiosità: premiato nel 2017 come il parco pubblico più bello d’Italia (dal network nazionale di Parchi e Giardini), consiste in un insieme articolato di scenografie tridimensionali, come le aveva immaginate Michele Canzio. L’eclettico scenografo del Carlo Felice, infatti, aveva realizzato il parco per Ignazio Pallavicini, tracciando un itinerario organizzato secondo una trama teatrale.

Il giardino-teatro di Villa Durazzo Pallavicini

Percorso il viale pensile di accesso nei pressi della stazione di Pegli, penetriamo nel parco attraverso la villa. Davanti alla Tribuna Gotica (da cui pare Pallavicini spiasse l’arrivo dei suoi ospiti) ci scopriamo protagonisti di un dramma teatrale in tre atti, in equilibrio tra fiabesco, filosofico ed esoterico.

Il racconto comincia con l’immersione nella natura primigenia per poi condurci, attraverso il parco, alla vita e alla Storia con i suoi falsi dei, alla morte, alla purificazione, al paradiso terrestre, alla vita eterna.

Le scene di Villa Durazzo Pallavicini

Le scene si susseguono con un ordine studiato, scandito bene dai cartelli esplicativi.

  • Prologo: il viale gotico e il viale classico.
  • Primo atto, il ritorno alla natura: il romitaggio, il parco dei giochi, il lago vecchio, la sorgente.
  • Secondo atto, il recupero della Storia: l’edicola di Maria, il castello del capitano, il mausoleo.
  • Terzo atto, la catarsi: le grotte, il lago grande, i giardini di Flora, la rimembranza.
  • Esodo: i giochi d’acqua.

Descrivere ora le singole scene tradirebbe il senso della visita. Che consiste proprio nell’emozione di scoprire le architetture vegetali più varie, le opere e gli arredi nei diversi stili (gotico, neoclassico, esotico), i contrasti e le invenzioni di ogni scena.

Per lasciarsi andare al senso del gioco, della meraviglia e del mistero che Canzio voleva evocare.

Suggestioni a Villa Durazzo Pallavicini

Della nostra piacevole visita anticipo perciò solo qualche suggestione:

  • il soffitto a cassettoni dell’arco di trionfo “double face”
  • l’abbraccio di rami delle tre antiche querce da sughero del belvedere
  • il secolare viale delle camelie che in primavera esplode di colori
  • la capanna a due tetti e le giostre del parco dei divertimenti appena restaurate
  • qualche invenzione scenica come il laghetto posto a tre quarti del viale classico per farlo sembrare più lungo
  • o la studiata sproporzione tra bastioni e torre per rendere il castello più imponente
  • la casa colonica sulla collina di fronte, travestita da maniero diroccato
  • il solitario mausoleo del capitano, ispirato alla tomba di Cangrande della Scala a Verona
  • i monumentali esemplari di cedro del libano e canfora presso il lago grande
  • i giochi di vetri e specchi nell’elegante casìno di Flora, una bomboniera ottagonale copia conforme del belvedere del petit trianon di Maria Antonietta a Versailles
  • la silfide alata che si libra al centro del viridario
  • gli specchi d’acqua dei laghetti che raddoppiano la meraviglia
  • i “soffici” cuscini di ceramica di Albisola un tempo dipinti a colori e l’altalena immersa nei fiori
  • i raffinati trafori del ponte cinese
  • il variopinto chiosco turco
  • il coccodrillo di maiolica a grandezza naturale e il nido di aquilotti (all’uscita)

Curiosità: il tempio di Diana è identico alla sommità del campanile della vicina chiesa di San Martino. In effetti, il campanile fu fatto erigere da Ignazio Pallavicini per assecondare la tendenza di Canzio ad introdurre all’interno del giardino anche il panorama circostante (se coerente con le esigenze narrative).

NB

All’interno della villa è allestito il Museo di Archeologia ligure. Tra i reperti più importanti, la sepoltura (detta del Principe per la straordinaria ricchezza del corredo funerario, dai ciondoli in avorio di mammut al copricapo ornato da centinaia di conchiglie) di un giovane morto per trauma violento circa 24.000 anni fa.

NOTA ottobre 2020

Torniamo dopo due anni e troviamo evidenti migliorie in tutto il percorso. In particolare, sono stati restaurati il chiosco delle rose e le giostre del Parco dei divertimenti. Fervono i lavori anche nell’orto botanico inaccessibile da anni! A breve la Villa chiuderà (4 novembre) per riaprire a febbraio (vedi orari). Penso che per allora sarà veramente uno splendore

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Vai all’inizio passeggiata (google street view)

Coordinate: 44.4258073,8.8172326 (44°25’32.9″N 8°49’02.0″E)

Segnavia: cartelli numerati

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Pro
Unisce alla passeggiata nella natura un viaggio nella moda dei giardini di metà ottocento. Ben tracciato. E bellissimo.

Contro
Ingresso a pagamento (però meritato); rumore di sottofondo dell’autostrada nella prima parte del percorso; castello aperto solo il sabato e la domenica e per i gruppi con guida; grotta navigabile chiusa; grotta estiva aperta solo in occasione della visita ai significati esoterico massonici del parco

 


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