Superpanoramica dall’inizio alla fine, la passeggiata al Monte Acuto è tutta in cresta, tra rocce, pascoli, antiche caselle di pietra. E persino le “Termopili”.

Vista della piana di Albenga dalla casella doppia sul Monte Acuto

Vista della piana di Albenga dalla casella doppia sul Monte Acuto

Il santuario di Monte Croce

Sono in corso dei lavori al Santuario di Monte Croce (735 msl), dove lasciamo l’auto.

Un parcheggio sotterraneo? chiede Luciana vedendo dei pilastri sotto il manto erboso. Veramente è la nuova chiesa, le risponde la signora Cristina (nome più che adatto) che si affaccenda nei pressi.

Curiosità: la nuova chiesa sarà in grado di contenere 400 fedeli all’interno di un ambiente rispettoso della conformazione del paesaggio. E con un impatto minimo, grazie alla copertura a prato.

Cristina, gentilmente, ci permette di entrare nel santuario che riaprirà ad Aprile.

Che vista ampia intorno al Gesù a braccia aperte! I santuari non si smentiscono mai quanto a panorami…

Partenza dal Santuario

Dal piazzale, prendiamo il sentiero per il monte Acuto, come indicato dal cartello.

Dieci minuti, prima in piano e poi in discesa tra gli alberi, e siamo a una radura di crinale. Da qui abbracciamo con lo sguardo l’intera cresta che costituisce la nostra passeggiata.

A sinistra, compaiono Balestrino, Toirano e Loano e, un po’ offuscata, la costa. A destra un bel poggio erboso tintinna di campanacci.

Proseguiamo. Il sentiero si fa più pietroso e sfiora ardite rocce. Pochi minuti e, al termine della discesa verso un traliccio, raggiungiamo una parete calcarea, attraversata da uno stretto intaglio.

Le Termopili del Monte Acuto

Si tratta delle “Termopoli“. Pare che il passaggio fosse chiamato così dalle truppe francesi che lo presidiavano due secoli fa. Ma lo scopriremo solo al ritorno, interrogandoci sull’enorme scritta rossa!

Curiosità: lungo la cresta del Monte Acuto, nel 1795 si stabilirono per cinque mesi le truppe francesi dell’armata d’Italia. Crearono una linea difensiva di oltre 40 km da Borghetto Santo Spirito all’alta Valle del Tanaro.

Continuiamo sul sentiero che taglia il pendio roccioso, subito a destra dello spartiacque.

Pensavamo di viaggiare in solitaria. Invece no.

Incontriamo: ciclisti-fotografi, ragazze provenienti da Ceriale (!) e un gruppo che canta a squarciagola. Come portarsi dietro la radio… scherza uno del gruppo. Si può anche cambiare canale? chiede Riccardo, cattivello.

Dopo la parte brulla e rocciosa, a un quarto d’ora dalle Termopili, arriviamo al tratto bucolico della passeggiata.

Iniziano i prati da pascolo e si allarga il panorama sulla piana di Albenga. Le serre al sole luccicano come tanti laghetti, esclama Luciana (in versione Claude Monet).

I pascoli e le caselle del Monte Acuto

Incontriamo due mucche e cinque caselle (di cui un paio distanti, sul pendio sotto di noi).

Curiosità: la tecnica costruttiva della casella è la stessa del trullo pugliese in versione arcaica. Pseudocupole di pietre aggettanti all’interno, un rivestimento esterno di pietre a vista, e un’intercapedine di scaglie e terra.

Così la casella mantiene l’inerzia termica, commenta Riccardo (in versione Alberto Angela).

La casella doppia, in particolare, cattura la nostra attenzione. Ha un tetto ricoperto d’erba fiorita ed è in una splendida posizione panoramica.

Sulla cima del Monte Acuto

Oltre la casella doppia, e un’altra semplice, ben conservata, una leggera salita ci porta su una cima verde costellata di spuntoni rocciosi affioranti.

Siamo sull’aerea cima del Monte Acuto (748 msl)!

Nella cassettina, sotto la croce, lascio solo un nostro biglietto. Non ho voglia di scrivere commenti. Preferisco godermi il panorama veramente speciale sui panettoni erbosi che si rincorrono verso la costa infinita.

Sulla via del ritorno, svolazzano delle rondini sulle nostre teste. Inverno pazzo, sentenzia Angelo (in versione Greta Thunberg).

Forte Poggio Grande

Tornati al santuario, prendiamo il ripido sentiero in salita che conduce in dieci minuti al Poggio Grande (813 msl). Qui, in una radura erbosa, superiamo l’imponente fossato della batteria fortificata ottocentesca.

Girelliamo tra cortili, magazzini, camerate, latrine, postazioni di cannoni… ma soprattutto ci godiamo per l’ultima volta lo straordinario panorama.

…..

Passeggiata con saliscendi non faticosi, salita al Forte ripida; scarpe da trekking leggero; bastoncini

Vai all’inizio passeggiata (Google maps)

Coordinate: 44.1113006,8.162215

Cartina

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Dove abbiamo pranzato

Da Cecchin
Via Provinciale, 1
Balestrino

Arriviamo alle 14 per pranzare e ci accolgono… con un sorriso! (sicuro siamo in Liguria?)

Ravioli di borragine al ragù, per 2
Crespelle ai carciofi con gratinatura di noci, nocciole, mandorle e pistacchi, per 2
Contorno di verdure
Galletto alla griglia
1 bottiglia di Rossese della Riviera Ligure di Ponente
3 caffè e un mirto

Totale: 81 Euro

Piuttosto buono, molto appetitose le crespelle. Gestori sorridenti e cordiali. Atmosfera un po’ vintage. Terrazza con vista sul Castello di Balestrino.

Il castello e il borgo antico di Balestrino, sullo sfondo il Monte Acuto

Il castello e il borgo antico di Balestrino, sullo sfondo il Monte Acuto

Marta e Lucrezia

Dopo pranzo, diamo un’occhiata al castello e al borgo abbandonato di Balestrino, purtroppo inaccessibili.

Nei pressi, due studentesse del Politecnico di Milano ci sottopongono un questionario. Stanno preparando una tesi volta a valorizzare il borgo antico, un dedalo inestricabile di case e viuzze, di origine romana, e chiedono pareri ai turisti. Non potremmo essere più favorevoli.

Gli uliveti di Balestrino

Più tardi, Angelo ci obbliga tutti a comprare l’olio.

Gli uliveti di Balestrino sono famosi anche per la coesistenza di tante cultivar antiche e rare (14!), spesso presenti solo qui!

Affascinante! aggiunge Angelo sognante (in versione Angelo).


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